BTP Rendimenti Netti Oggi 2026: quanto rendono per scadenza

Rendimenti Netti BTP per Scadenza
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Aggiornato il 15 Ottobre 2026

BTP Rendimento Netto Oggi: quanto rendono per scadenza

La quasi totalità dei siti che pubblicano il rendimento netto dei BTP oggi dimentica l’imposta di bollo e conteggia come denaro incassato un credito d’imposta che nella maggior parte dei casi non userai mai. Il risultato è un numero gonfiato di due o tre decimi di punto.

Rendimento netto dei BTP a tasso fisso oggi, per scadenza

Rilevazione del 26 agosto 2026 sui titoli benchmark quotati sul MOT. Al netto di imposta sostitutiva del 12,5% e imposta di bollo dello 0,20% annuo.

ScadenzaLordoNettoTi tolgono
3 anni3,13%2,54%0,59 punti
5 anni3,42%2,80%0,62 punti
7 anni3,67%3,03%0,64 punti
10 anni4,03%3,35%0,68 punti
15 anni4,39%3,69%0,70 punti
20 anni4,61%3,87%0,74 punti
30 anni4,82%4,02%0,80 punti

Rilevazione aggiornata. I rendimenti si muovono ogni giorno: per il numero esatto sul titolo che stai guardando usa lo strumento dedicato.

I numeri di questa pagina sono più bassi di quelli che trovi altrove. Non è un errore: è quello che ti arriva davvero sul conto. Qui trovi i rendimenti netti di oggi per scadenza, da 3 a 30 anni, quanto rende un BTP a 5 anni e uno a 10 anni, quanto rendono 10.000, 50.000 e 100.000 euro in euro veri, e cosa ti toglie il fisco riga per riga.

Curva dei rendimenti dei BTP per scadenza, confronto tra rendimento lordo e rendimento netto reale
Lo spazio colorato tra le due linee è il prelievo fiscale. Si allarga con la scadenza, perché il bollo si paga ogni anno.

Tre cose da leggere in quella tabella:

  • Il prelievo cresce con la scadenza. Su tre anni perdi 0,59 punti, su trenta ne perdi 0,80. Il motivo è il bollo, che si paga ogni anno sul controvalore e quindi pesa di più quanto più a lungo tieni il titolo.
  • Nessun BTP a tasso fisso arriva al 5% netto. Il massimo assoluto oggi sul mercato sta poco sopra il 4%, e per prenderlo devi impegnare i soldi per venticinque anni o più.
  • Sotto l’anno il rendimento annualizzato non significa niente. Un titolo che scade fra quattro mesi ti dà quattro mesi di interessi, non un anno. Per questo la tabella parte da tre anni.

Questa pagina parla solo di BTP a tasso fisso. BTP Italia, BTP Valore, BTP Futura e BTP Più hanno meccaniche diverse (indicizzazione all’inflazione, cedole step-up) e i numeri qui sopra non si applicano. Per il netto delle cedole crescenti usa il calcolatore nella guida al BTP Valore.

Quanto rende un BTP a 5 anni e un BTP a 10 anni al netto

Le due scadenze che quasi tutti guardano sono quinquennale e decennale. Ecco i numeri di oggi, presi dalla tabella in cima, e la cosa che cambia davvero tra le due.

BTP a 5 anni: rendimento netto

  • Rendimento netto: 2,80% (3,42% lordo, 0,62 punti di tasse e bollo).
  • Su 10.000 euro: 280 euro l’anno, 1.400 euro a scadenza.
  • Se i tassi salgono di un punto: il prezzo scende di circa il 4-5%. Ininfluente se lo tieni a scadenza, doloroso se devi vendere prima.

BTP a 10 anni: rendimento netto

  • Rendimento netto: 3,35% (4,03% lordo, 0,68 punti di tasse e bollo).
  • Su 10.000 euro: 335 euro l’anno, 3.350 euro a scadenza.
  • Se i tassi salgono di un punto: il prezzo scende di circa l’8%. Il doppio del quinquennale.

Il decennale ti dà 0,55 punti netti in più all’anno in cambio di cinque anni aggiuntivi di capitale bloccato e del doppio della volatilità. Su 10.000 euro sono 55 euro l’anno. Io la leggo così: se so con certezza che quei soldi non mi servono per dieci anni, il decennale vale la pena. Se ho anche solo un dubbio, il quinquennale è la scelta che non mi costringe a vendere nel momento sbagliato.

Quanto rendono 10.000 euro in BTP

Diecimila euro sono l’importo con cui la maggior parte delle persone comincia. Ecco cosa ti mette in tasca ogni anno, al netto di tutto, a seconda di quanto lontano scegli la scadenza.

ScadenzaNetto annuoAl meseTotale a scadenza
3 anni254 €21 €762 €
5 anni280 €23 €1.400 €
7 anni303 €25 €2.121 €
10 anni335 €28 €3.350 €
15 anni369 €31 €5.535 €
20 anni387 €32 €7.740 €
30 anni402 €33 €12.060 €
Flusso di cassa effettivo su 10.000 euro investiti, senza reinvestire le cedole.

La colonna “al mese” è quella che di solito sorprende. Ventotto euro al mese è quello che diecimila euro ti danno bloccandoli per dieci anni. Non è poco né tanto in assoluto: è semplicemente il prezzo di mercato del rischio Italia oggi, ed è utile saperlo prima di aprire il dossier titoli invece che dopo.

Nota sul metodo: la tabella somma le cedole senza reinvestirle. Il rendimento percentuale che leggi sui listini è un tasso interno di rendimento e presuppone che ogni cedola venga reinvestita allo stesso tasso, cosa che nella pratica quasi nessuno fa con importi piccoli. I numeri in euro qui sopra sono quindi il flusso reale, non quello teorico.

Vuoi rifare questi conti sul tuo importo e sul tuo titolo? Scarica il foglio Excel gratuito per il calcolo del rendimento BTP: stesse formule, bollo incluso, senza registrazione.

Quanto rendono 50.000 euro in BTP

Cinquantamila euro è la soglia in cui i BTP smettono di essere un esperimento e cominciano a produrre un flusso che si sente.

ScadenzaNetto annuoAl meseTotale a scadenza
3 anni1.270 €106 €3.810 €
5 anni1.400 €117 €7.000 €
7 anni1.515 €126 €10.605 €
10 anni1.675 €140 €16.750 €
15 anni1.845 €154 €27.675 €
20 anni1.935 €161 €38.700 €
30 anni2.010 €167 €60.300 €
Flusso di cassa effettivo su 50.000 euro investiti, senza reinvestire le cedole.

Qui c’è un punto che ho imparato sbagliando. Le cedole del BTP arrivano due volte l’anno, non ogni mese. Se compri un solo titolo con cinquantamila euro, i 1.675 euro annui non arrivano in dodici rate da 140: arrivano in due bonifici da circa 840 euro, a sei mesi di distanza.

Quando arrivano davvero i soldi 50.000 euro su un decennale: 1.675 euro l’anno, ma in due sole volte G F M A M G L A S O N D 838 € 838 € Negli altri dieci mesi non arriva nulla. Un solo BTP non produce una rendita mensile.

Chi vuole davvero un’entrata mensile deve spezzare il capitale su titoli con date di stacco diverse, perché le scadenze cedolari dei BTP sono concentrate su pochi mesi dell’anno. È fattibile ma richiede di ragionare sul calendario delle cedole, non solo sul rendimento.

Quanto rendono 100.000 euro in BTP

ScadenzaNetto annuoAl meseTotale a scadenza
3 anni2.540 €212 €7.620 €
5 anni2.800 €233 €14.000 €
7 anni3.030 €252 €21.210 €
10 anni3.350 €279 €33.500 €
15 anni3.690 €308 €55.350 €
20 anni3.870 €322 €77.400 €
30 anni4.020 €335 €120.600 €
Flusso di cassa effettivo su 100.000 euro investiti, senza reinvestire le cedole.

Su centomila euro compare un fenomeno che a diecimila non si nota: la riga a trent’anni restituisce più del capitale investito. Sembra un affare, e per come funzionano i numeri lo è, ma va letta insieme a due cose che la tabella non può mostrare.

  • L’inflazione. Al 2% annuo, i 100.000 euro che ti tornano indietro fra trent’anni valgono in potere d’acquisto poco più di 55.000 di oggi. Il rendimento nominale del 4,02% resta positivo in termini reali, ma il margine è molto più sottile di quanto sembri.
  • La volatilità nel mezzo. Un titolo trentennale perde circa il 15% di valore se i tassi salgono di un punto. Se lo tieni a scadenza non ti importa, ma se hai bisogno di quei soldi prima quel 15% è una perdita vera.

Se il tuo problema è capire cosa succede al prezzo del titolo quando i tassi si muovono, il modulo di sensibilità dentro il simulatore BTP te lo mostra sul titolo esatto che hai in portafoglio.

Dal lordo al netto: cosa ti tolgono davvero

Tra il numero che vedi sul listino e quello che ti arriva ci sono tre passaggi. Due sono prelievi veri, il terzo è un rimborso teorico che quasi nessuno incassa.

Cosa resta di un BTP decennale Dal rendimento di listino a quello che ti arriva sul conto 4,03% Lordo di listino -0,48 Imposta 12,5% su cedole e plusvalenza -0,20 Bollo 0,20% ogni anno, sul capitale 3,35% Netto quello vero

L’imposta sostitutiva del 12,5%

È il prelievo principale e anche la ragione per cui i BTP restano competitivi. Sui titoli di Stato italiani (e su quelli dei paesi in white list) l’aliquota è del 12,5% invece del 26% che si applica a conti deposito, azioni, ETF e obbligazioni societarie.

Si applica a due componenti distinte:

  • Le cedole, tassate al momento dello stacco. Una cedola lorda da 100 euro te ne fa arrivare 87,50.
  • La plusvalenza a scadenza, cioè la differenza tra i 100 che lo Stato ti rimborsa e il prezzo che hai pagato, se hai comprato sotto la pari. Su un titolo comprato a 85 la plusvalenza è di 15 punti e ti costa 1,875 punti di tasse.

Un dettaglio che vale soldi: se compri il titolo a metà del semestre paghi al venditore il rateo, cioè la parte di cedola già maturata. Alla prima cedola incassi l’importo pieno ma vieni tassato solo sulla quota di tua competenza, quindi il rateo non viene tassato due volte. Le banche italiane in regime amministrato lo gestiscono da sole.

L’imposta di bollo dello 0,20% annuo

Questa è la voce che quasi tutti i siti di confronto ignorano, e il motivo per cui i loro numeri sono più alti dei miei.

Il bollo sui prodotti finanziari è dello 0,20% annuo sul controvalore del dossier titoli, addebitato dall’intermediario in genere una volta l’anno o a rate trimestrali. Non è una tassa sul guadagno: è una tassa sul patrimonio. La paghi anche in un anno in cui il titolo è in perdita.

Su un rendimento del 3% lordo, lo 0,20% si mangia quasi un quindicesimo del guadagno. E il peso cresce con la durata, perché lo paghi ogni singolo anno in cui tieni il titolo.

Su 50.000 euroBollo pagato
1 anno100 €
5 anni500 €
10 anni1.000 €
30 anni3.000 €
Il bollo si paga ogni anno, a prescindere dal risultato del titolo.

Tremila euro su un investimento trentennale non sono un dettaglio contabile. Sono più di un anno intero di cedole.

Il credito d’imposta sulle minusvalenze

Se compri un BTP sopra la pari, per esempio a 104, alla scadenza lo Stato te ne rimborsa 100. Quei 4 punti sono una minusvalenza, e generano un credito d’imposta.

Molti calcolatori sommano quel credito al rendimento come se fosse denaro incassato. Il problema è che quel credito è utilizzabile solo contro plusvalenze della stessa natura, ed entro quattro anni. E qui casca il palco: le cedole dei BTP sono redditi da capitale, mentre il credito si compensa solo con redditi diversi. Tradotto, non puoi usare la minusvalenza del tuo BTP per abbattere le tasse sulle cedole del tuo BTP.

Per compensarla ti serve un guadagno da vendita di azioni, ETF, obbligazioni o certificati, nello stesso intermediario, entro quattro anni. Chi ha in portafoglio solo titoli di Stato tenuti a scadenza non compenserà mai niente e quel credito scadrà inutilizzato.

Perché il credito d’imposta quasi mai lo recuperi Le due categorie fiscali non comunicano tra loro REDDITI DIVERSI Vendita di azioni, ETF o certificati in guadagno Il credito nasce qui e vale qui NON PASSA REDDITI DA CAPITALE Le cedole del tuo BTP, gli interessi, i dividendi Qui paghi le tasse, e le paghi tutte Con solo titoli di Stato tenuti a scadenza, quel credito scade inutilizzato.

Nei calcoli di questa pagina il credito d’imposta non viene conteggiato. Se sai già di poterlo usare, il tuo rendimento reale sarà leggermente più alto di quello indicato qui.

Perché questi numeri sono più bassi di quelli che trovi altrove

Se confronti la tabella in cima con qualsiasi altro sito che pubblica rendimenti netti dei BTP, vedrai uno scarto costante di circa due decimi di punto, sempre a mio sfavore. Vale la pena spiegare da dove viene, perché non è una differenza di opinione ma di metodo.

VoceMetodo diffusoMetodo di questa pagina
Imposta sostitutiva 12,5%ApplicataApplicata
Imposta di bollo 0,20% annuoIgnorataApplicata ogni anno
Credito su minusvalenzeSommato come incasso certoNon conteggiato
Le due differenze che spiegano l’intero scarto.

Sulla seconda riga la cosa interessante è che i siti che lo fanno lo dichiarano apertamente nelle note metodologiche. Uno dei principali scrive che il credito fiscale viene contabilizzato alla data di scadenza del titolo pur riconoscendo che è poco probabile venga utilizzato subito, e ammette che questo porta a stimare un rendimento netto più alto di quello reale sui titoli comprati sopra la pari.

È una semplificazione difendibile per una tabella generata in automatico. È una pessima base per decidere dove mettere cinquantamila euro.

Sui rendimenti lordi, invece, non c’è alcuno scarto: ho verificato il mio motore di calcolo contro i dati ufficiali di Borsa Italiana su cinque titoli di scadenze diverse e coincide al centesimo. La differenza nasce interamente dopo, nel passaggio al netto.

Quali BTP superano il 4% netto (e perché sono pochissimi)

La domanda arriva spesso, e la risposta onesta è deludente: oggi il 4% netto vero si tocca solo sulle scadenze oltre i vent’anni, e il massimo assoluto sul mercato sta poco sopra il 4,2%.

Il motivo per cui altrove vedi la soglia del 4% raggiunta molto prima è esattamente quello della sezione precedente: senza bollo, un titolo a quindici anni sembra rendere il 3,89% invece del 3,69%, e la soglia psicologica si avvicina di un paio di scadenze.

I titoli che oggi superano il 4% netto hanno tutti le stesse due caratteristiche:

  • Scadenza dal 2050 in avanti, quindi almeno ventiquattro anni di capitale immobilizzato.
  • Prezzo molto sotto la pari, spesso tra 55 e 70. Sono titoli emessi anni fa con cedole basse, il cui rendimento arriva quasi tutto dalla plusvalenza finale invece che dalle cedole.

La seconda caratteristica ha una conseguenza che va capita: un titolo che quota 60 ti dà pochissimo flusso cedolare. Se compri per avere una rendita, un BTP al 4,2% netto comprato a 62 ti versa cedole molto più magre di un titolo al 3,3% comprato vicino a 100. Il rendimento è più alto, ma è tutto rimandato alla scadenza.

Questi titoli sono anche i più volatili in assoluto: le scadenze ultra lunghe con cedola bassa perdono oltre il 20% del valore per ogni punto di rialzo dei tassi. Vanno bene solo se hai la certezza di non toccarli.

Se stai cercando quale titolo comprare invece di quanto rende la categoria, l’analisi titolo per titolo con pro e contro sta nella pagina sui migliori BTP. Lì trovi anche la scheda del BTP 4,50% ottobre 2053, che si ferma appena sotto il 4% netto.

BTP o conto deposito: chi vince al netto

Il confronto viene sempre fatto male, perché si confrontano due tassi lordi che vengono tassati in modo diverso. I BTP pagano il 12,5%, i conti deposito il 26%. Un conto deposito al 3,5% lordo rende meno di un BTP al 3,1% lordo.

Ma c’è un secondo elemento che quasi nessuno considera, e che cambia il risultato a seconda di quanto investi. Il bollo funziona in modo diverso nei due strumenti:

  • Sul dossier titoli dove tieni i BTP il bollo è proporzionale, lo 0,20% del controvalore. Più investi, più paghi.
  • Sul conto deposito il bollo è un importo fisso di 34,20 euro l’anno per le persone fisiche, sopra una giacenza media di 5.000 euro. Più investi, meno pesa in percentuale.

Il risultato è che il conto deposito è relativamente più penalizzato sui piccoli importi. Ecco il tasso lordo che un conto deposito deve offrirti per pareggiare esattamente un BTP di pari durata, calcolato per tre capitali diversi.

DurataSu 10.000 €Su 50.000 €Su 100.000 €
3 anni3,89%3,52%3,48%
5 anni4,25%3,88%3,83%
7 anni4,56%4,19%4,14%
10 anni4,99%4,62%4,57%
Tasso lordo minimo che un conto deposito vincolato deve offrire per battere il BTP di pari scadenza, al netto di tasse e bolli su entrambi.
Quanto deve rendere un conto deposito a 3 anni Tasso lordo minimo per pareggiare un BTP che rende il 2,54% netto 10.000 € 3,89% 50.000 € 3,52% 100.000 € 3,48% Sul conto deposito il bollo è fisso a 34,20 euro l’anno, sul dossier titoli è lo 0,20% del controvalore: per questo la soglia scende. Sotto queste percentuali, il BTP ti rende di più.

Guarda la riga dei dieci anni: servirebbe un conto deposito vincolato al 4,99% per pareggiare un BTP decennale. Non esiste, e per una ragione strutturale: i conti deposito vincolati oltre i cinque anni praticamente non vengono offerti. Sulle scadenze lunghe il confronto non si pone nemmeno.

Sulle scadenze brevi invece la partita è aperta, e il conto deposito ha due vantaggi reali che il rendimento non cattura:

  • Il capitale non oscilla. Un BTP a tre anni può perdere il 3% di valore se i tassi salgono di un punto. Il conto deposito no, mai.
  • La garanzia del fondo interbancario copre fino a 100.000 euro per intestatario per banca. Il BTP non è coperto da alcun fondo: la garanzia è lo Stato italiano.

Le offerte aggiornate e i vincoli di ciascuna banca stanno nella pagina dedicata ai conti deposito. Porta con te la tabella qui sopra: se il tasso lordo offerto è sotto quella soglia, il BTP di pari durata ti rende di più.

Allargando lo sguardo, il confronto vero non è tra due strumenti ma tra quattro modi di tenere gli stessi soldi. Cambia il capitale e la durata qui sotto e guarda cosa succede alle quattro colonne.

Conto deposito
Scalable Capital
% lordo / anno
  • Liquido, nessun vincolo
  • Tassazione 26%
  • Garanzia FITD fino a 100.000€
Netto a scadenza
–
lordo –
Apri un conto Scalable →
BTP / Titoli di Stato
Garantito dallo Stato
% lordo / anno
  • Rendimento a scadenza
  • Tassazione agevolata 12,5%
  • Rischio se vendi prima
Netto a scadenza
–
lordo –
ETF / Lungo termine
Media storica azionario mondiale
% lordo / anno
  • Rendimento storico più alto
  • Tassazione 26%
  • Oscilla, può scendere
Netto stimato
–
lordo –
Investi con un PAC →
Soldi fermi sul conto
Erosi dall’inflazione
% inflazione / anno
  • Non rende nulla
  • Il valore reale scende
  • Bollo 34,20€ oltre 5.000€
Valore reale a scadenza
–
hai perso –

Conto deposito a interesse composto annuo; BTP ed ETF a capitalizzazione composta. Stime indicative al lordo dell’imposta di bollo (0,20%) e dei costi. I rendimenti passati non garantiscono quelli futuri.

Due avvertenze per leggerlo bene. La prima: quelle cifre ragionano a capitalizzazione composta e non sottraggono il bollo, quindi sono ordini di grandezza per confrontare le opzioni tra loro, non il flusso di cassa esatto. Per i numeri al centesimo sul BTP restano validi quelli delle tabelle in euro all’inizio di questa pagina.

La seconda, più importante: la colonna ETF non è un’alternativa allo stesso livello delle altre. Un rendimento storico più alto arriva insieme a una volatilità incomparabile, e quella colonna ha senso solo su orizzonti lunghi con versamenti costanti. Se stai valutando un BTP a vent’anni la domanda giusta non è quale delle quattro rende di più, ma quanta oscillazione sei disposto a sopportare per la differenza.

La colonna dei soldi fermi sul conto è quella che vale la pena guardare per prima. È l’unica in cui la cifra finale è più bassa di quella iniziale, ed è dove stanno i risparmi della maggior parte delle persone che leggono questa pagina.

Dove tengo i miei BTP e perché conta

Una precisazione che vale più di mezzo punto di rendimento. Tutti i numeri di questa pagina assumono che tu compri i BTP tramite un intermediario italiano in regime amministrato, cioè uno che fa da sostituto d’imposta e ti trattiene le tasse in automatico.

Con un broker estero che non è sostituto d’imposta la matematica non cambia, ma devi dichiarare tutto tu in dichiarazione dei redditi, gestire il quadro RW e calcolarti i ratei a mano. Su un portafoglio di titoli di Stato tenuti a scadenza è una complicazione senza alcun beneficio, e il commercialista costa più di quello che risparmi sulle commissioni.

Io uso Fineco per la parte obbligazionaria. Non perché sia il più economico in assoluto, ma perché fa da sostituto d’imposta, gestisce ratei e bollo senza che io debba pensarci, e ha accesso diretto al MOT per l’acquisto sul secondario.

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Domande frequenti

Qual è la differenza tra rendimento lordo e netto di un BTP?

Il rendimento lordo è quello pubblicato sui listini e non tiene conto del fisco. Il rendimento netto è quello che ti resta dopo l’imposta sostitutiva del 12,5% su cedole e plusvalenze e dopo l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul dossier titoli. La differenza va da circa 0,6 punti sulle scadenze brevi a circa 0,8 punti su quelle trentennali.

Quanto rende un BTP a 10 anni al netto oggi?

Il BTP decennale benchmark rende oggi circa il 3,35% netto, a fronte di un 4,03% lordo. Su 10.000 euro sono 335 euro l’anno, su 50.000 euro sono 1.675 euro l’anno. Il BTP a 5 anni rende circa il 2,80% netto. La tabella in cima alla pagina riporta la rilevazione aggiornata e viene nascosta in automatico quando diventa vecchia.

Se i BTP crollano, il rendimento netto sale o scende?

Prezzo e rendimento si muovono in direzioni opposte. Se il prezzo di un BTP crolla, chi compra dopo il crollo paga meno e blocca un rendimento netto più alto. Chi lo aveva già in portafoglio vede una perdita sul prezzo, ma se lo tiene fino a scadenza incassa le stesse cedole e gli stessi 100 a rimborso: il suo rendimento netto, calcolato sul prezzo che ha pagato, non cambia. Come ordine di grandezza, un decennale perde circa l’8% per ogni punto di rialzo dei tassi, un trentennale circa il 15%.

Perché il rendimento netto che leggo qui è più basso di quello di altri siti?

Per due scelte di metodo. La prima è che qui viene sottratta l’imposta di bollo dello 0,20% annuo, che la maggior parte dei confronti ignora. La seconda è che qui il credito d’imposta sulle minusvalenze non viene sommato al rendimento, perché è utilizzabile solo contro plusvalenze della stessa natura entro quattro anni e chi ha solo titoli di Stato non lo recupera quasi mai.

Quanto rendono 50.000 euro in BTP oggi?

Dipende dalla scadenza scelta. Al netto di tasse e bollo, cinquantamila euro producono circa 1.270 euro l’anno su un titolo a tre anni, circa 1.675 euro l’anno su un decennale e circa 2.010 euro l’anno su un trentennale. Le cedole arrivano in due pagamenti semestrali, non mensilmente.

Esistono BTP che rendono più del 5% netto?

No. Nessun BTP a tasso fisso quotato sul MOT raggiunge il 5% netto ai prezzi attuali. Il massimo si colloca poco sopra il 4,2% netto e riguarda titoli con scadenza oltre il 2050 quotati molto sotto la pari. I rendimenti superiori al 5% che si trovano citati in giro sono quasi sempre valori lordi oppure valori netti calcolati senza l’imposta di bollo.

L’imposta di bollo si paga anche se il BTP è in perdita?

Sì. Il bollo dello 0,20% è un’imposta sul controvalore del dossier titoli, non sul guadagno, quindi si paga ogni anno indipendentemente dall’andamento dei titoli. Su un dossier da 50.000 euro sono 100 euro l’anno, che diventano 1.000 euro su un investimento decennale.

Conviene di più un BTP o un conto deposito?

Dipende dalla durata e dall’importo. Poiché i conti deposito sono tassati al 26% contro il 12,5% dei titoli di Stato, un conto deposito a tre anni deve offrire circa il 3,5% lordo su 100.000 euro e circa il 3,9% su 10.000 euro per pareggiare un BTP di pari scadenza. Oltre i cinque anni il confronto è teorico, perché i conti deposito vincolati con quelle durate non vengono offerti.

Il rendimento netto include le commissioni della banca?

No. I valori indicati considerano solo il prelievo fiscale. Alle commissioni di acquisto va aggiunto l’eventuale canone del dossier titoli, che varia molto da un intermediario all’altro. Su importi piccoli e scadenze brevi le commissioni possono incidere quanto il bollo, quindi vanno verificate prima di comprare.

Questi rendimenti valgono anche per BTP Italia e BTP Valore?

No. Questa pagina considera solo i BTP a tasso fisso. BTP Italia e BTP Futura hanno cedole indicizzate all’inflazione, mentre BTP Valore e BTP Più hanno cedole crescenti nel tempo. Il trattamento fiscale è lo stesso, ma il calcolo del rendimento segue regole diverse: per il BTP Valore trovi un calcolatore dedicato nella guida su come funziona il BTP Valore.

Il passo successivo

Se hai già un titolo in mente ti serve il numero esatto sul tuo importo. Se invece devi ancora scegliere, parti dal confronto tra i titoli disponibili.


Sal Cocurullo, fondatore di RenditePassive. Investo in proprio dal 2006. Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza finanziaria: i rendimenti dei titoli di Stato variano ogni giorno e la scelta di un investimento dipende dalla tua situazione personale.

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